Francesco Mazzola

(Parma, 1503 – Casalmaggiore, 1540)

Study of a Figure

c. 1524–1527

Pen and ink on paper

45 × 100 mm

The lower left margin bears the collection stamps of Lely and Reynolds.

This small-format drawing, executed during Parmigianino’s Roman period (c. 1524–1527), exemplifies the artist’s early Mannerist style, characterized by elegant elongation of proportions, fluidity of line, and suspended, ethereal atmospheres. Francesco Mazzola, trained initially within his family and influenced by Correggio, expanded his visual language in Rome under exposure to Raphael and Michelangelo, integrating these influences with his own expressive sensibility. The confident pen-and-ink technique demonstrates mastery of line, capable not only of defining contours but also of suggesting light, volume, and internal movement—a hallmark of Parmigianino’s independent approach to drawing as a fully autonomous artistic medium.

 

The figure’s pose, dynamism, and slightly elongated proportions anticipate compositions later realized in works such as the “Altarpiece of St. Roch” in Bologna and the “Wise Virgins” fresco in the Basilica of Santa Maria della Steccata, Parma. The drawing also shows affinities with contemporary engraving techniques, particularly the work of Marcantonio Raimondi”], Ugo da Carpi0–1532”], and Gian Giacomo Caraglio.

 

The presence of both the Lely and Reynolds stamps attests to the high esteem in which Parmigianino’s drawings were held in 17th- and 18th-century England. Lely, court painter to Charles II, systematically collected Mannerist drawings, many of which passed to Reynolds after Lely’s death, reflecting the continuing appreciation and circulation of Italian Renaissance graphic work among British collectors.

 

The sheet represents a key example of Parmigianino’s graphic output, illustrating the centrality of drawing in his artistic process and the refinement of his early Mannerist style. It exemplifies the technical precision, expressive freedom, and formal inventiveness that defined his work and highlights the importance of small-format drawings as tools for exploration, composition, and artistic invention during the formative Roman years of one of the great masters of the 16th century.

 

 

 

 

Questo disegno di piccolo formato, eseguito durante il periodo romano del Parmigianino (circa 1524–1527), esemplifica lo stile del primo Manierismo dell’artista, caratterizzato da un’elegante allungamento delle proporzioni, fluidità della linea e atmosfere sospese ed eteree. Francesco Mazzola, formatosi inizialmente in ambito familiare e influenzato dal Correggio, ampliò il proprio linguaggio visivo a Roma grazie al confronto con Raffaello e Michelangelo, integrando tali influenze con la propria sensibilità espressiva. La sicura tecnica a penna e inchiostro dimostra una maestria nel tratto capace non solo di definire i contorni, ma anche di suggerire luce, volume e movimento interno — segno distintivo dell’approccio del Parmigianino al disegno come mezzo artistico pienamente autonomo.

 

La posa della figura, il dinamismo e le proporzioni leggermente allungate anticipano composizioni realizzate successivamente in opere come la Pala di San Rocco a Bologna e l’affresco delle Vergini sagge nella Basilica di Santa Maria della Steccata a Parma. Il disegno mostra inoltre affinità con le tecniche incisorie contemporanee, in particolare con l’opera di Marcantonio Raimondi, Ugo da Carpi e Gian Giacomo Caraglio.

 

La presenza dei timbri di Lely e Reynolds testimonia l’alto prestigio di cui godevano i disegni del Parmigianino nell’Inghilterra del XVII e XVIII secolo. Lely, pittore di corte di Carlo II, collezionò sistematicamente disegni manieristi, molti dei quali passarono a Reynolds dopo la sua morte, riflettendo la continua stima e circolazione della grafica rinascimentale italiana tra i collezionisti britannici.

 

Il foglio rappresenta un esempio chiave della produzione grafica del Parmigianino, illustrando la centralità del disegno nel suo processo creativo e la raffinatezza del suo primo stile manierista. Esso esemplifica la precisione tecnica, la libertà espressiva e l’inventiva formale che definirono la sua opera, evidenziando l’importanza dei disegni di piccolo formato come strumenti di esplorazione, composizione e invenzione artistica durante gli anni formativi romani di uno dei grandi maestri del XVI secolo.