Giuseppe Cesari
(Arpino, 1568 – Roma, 1640)
Diana e le ninfe
c. 1621–1622
Olio su tavola
56 × 45 cm
Bibliografia: Herwarth Röttgen, Il cavalier Giuseppe Cesari d’Arpino: un grande pittore nello splendore della fama e nell’incostanza della fortuna, Roma 2002, p. 542; Pierluigi Carofano (a cura di), Nella luce di Caravaggio. “Dipingere di maniera, e con l’esempi avanti del naturale”, Montale (Pistoia) 2011, p. 32.
Il dipinto, attribuito al Cavalier d’Arpino già nel 1993, è stato talvolta accostato alla produzione del suo stretto allievo Bernardino Parasole; l’esame diretto dell’opera ha tuttavia confermato l’autografia di Giuseppe Cesari. La scena, di invenzione libera e dal tono volutamente galante, mostra Diana al centro mentre sta per essere trasportata nuda attraverso un torrente, mentre le ninfe giungono sulla riva opposta accompagnate dai loro cavalieri. Più che riferirsi a un episodio preciso della mitologia, il soggetto appare come un raffinato pretesto narrativo di carattere erotico, con una possibile allusione alla vicenda di Callisto nelle Metamorfosi di Ovidio.
La composizione si distingue per la qualità pittorica e per la superficie smaltata degli incarnati, resa con una pittura liscia e luminosa che esalta la morbidezza delle forme. Il paesaggio, con colline azzurrine e cieli attraversati da nubi leggere, crea un delicato contrasto con il candore delle figure femminili. L’opera si colloca negli anni maturi dell’artista, quando il pittore romano mostrava una particolare predilezione per scene mitologiche popolate da ninfe e divinità fluviali, temi che riflettevano anche il gusto letterario del suo amico Giambattista Marino. In questa elegante invenzione, dal fascino sensuale e stilizzato, si riconosce pienamente la raffinata cultura figurativa del Cavalier d’Arpino nei primi decenni del Seicento.
–
Bibliography: Herwarth Röttgen, Il cavalier Giuseppe Cesari d’Arpino: un grande pittore nello splendore della fama e nell’incostanza della fortuna, Rome 2002, p. 542; Pierluigi Carofano (ed.), Nella luce di Caravaggio. “Dipingere di maniera, e con l’esempi avanti del naturale”, Montale (Pistoia) 2011, p. 32.
The painting, attributed to Cavalier d’Arpino as early as 1993, has occasionally been associated with the work of his close pupil, Bernardino Parasole; however, direct examination of the work has confirmed it to be an autograph work by Giuseppe Cesari. The scene, an original invention with a deliberately «galante» (gallant) tone, shows Diana at the center about to be carried naked across a stream, while her nymphs reach the opposite bank accompanied by their knights. Rather than referring to a specific mythological episode, the subject appears to be a refined erotic narrative pretext, with a possible allusion to the story of Callisto in Ovid’s Metamorphoses.
The composition is distinguished by its pictorial quality and the enameled surface of the flesh tones, rendered with a smooth and luminous technique that enhances the softness of the forms. The landscape, with bluish hills and skies streaked with light clouds, creates a delicate contrast with the whiteness of the female figures. The work dates to the artist’s mature years, a period when the Roman painter showed a particular preference for mythological scenes populated by nymphs and river deities—themes that also reflected the literary taste of his friend Giambattista Marino. This elegant invention, with its sensual and stylized charm, fully reflects the refined figurative culture of Cavalier d’Arpino during the first decades of the Seicento.

