Domenico Ubaldini

(Firenze, 1492–1527)

Madonna col Bambino e san Giovannino

Olio su tavola

124 × 94,5 cm

Bibliografia: Galerie Fischer, Deuxième exposition des tableaux anciens de grands Maîtres, Lucerna 1957, pp. 50–51 n. 23; Sydney J. Freedberg, Andrea del Sarto, Cambridge (Mass.), II, p. 227; Elena Capretti, I dipinti di Domenico Puligo, tesi di laurea, Università di Firenze, 1988–89; E. Capretti, Domenico Puligo, un protagonista ‘ritrovato’ dell’arte fiorentina del Cinquecento, in Domenico Puligo, 1492–1527, catalogo della mostra, Firenze 2002.


Questa tavola rappresenta uno degli esempi più significativi della produzione matura di Puligo, pittore formatosi nella bottega di Ridolfo del Ghirlandaio e profondamente influenzato dall’arte di Andrea del Sarto, con il quale fu legato da stretta amicizia. Inizialmente attribuito allo stesso Sarto, il dipinto fu ricondotto allo stile tardo di Puligo da Freedberg e successivamente inserito nel catalogo dell’artista da Elena Capretti.


La composizione, destinata alla devozione privata, presenta le caratteristiche tipiche del linguaggio dell’artista: figure allungate ma morbide, panneggi profondi e plastici, e un delicato uso dello sfumato di ascendenza leonardesca, che avvolge le forme in una luce morbida e diffusa. Il volto pieno della Vergine, incorniciato da capelli soffici e impalpabili, e la posa patetica ma composta del Bambino rivelano quell’attenzione agli affetti e ai moti dell’animo che caratterizza la pittura fiorentina dei primi decenni del Cinquecento.


Confronti stringenti si trovano nella Madonna col Bambino e san Giovannino dell’Alte Pinakothek di Monaco e nella variante autografa della Galleria Palatina di Palazzo Pitti. L’ambientazione interna con finestra aperta su un paesaggio “di maniera” e il drappo annodato sul lato opposto richiamano inoltre soluzioni adottate dall’artista nei suoi ritratti. L’opera si inserisce pienamente nella tradizione fiorentina del primo Cinquecento, mostrando l’equilibrio tra l’armonia classica di Andrea del Sarto e una sensibilità più moderna, attenta alle nuove invenzioni di Jacopo Pontormo e Rosso Fiorentino.

Bibliography: Galerie Fischer, Deuxième exposition des tableaux anciens de grands Maîtres, Lucerne 1957, pp. 50–51 no. 23; Sydney J. Freedberg, Andrea del Sarto, Cambridge (Mass.), II, p. 227; Elena Capretti, I dipinti di Domenico Puligo, degree thesis, University of Florence, 1988–89; E. Capretti, Domenico Puligo, un protagonista ‘ritrovato’ dell’arte fiorentina del Cinquecento, in Domenico Puligo, 1492–1527, exhibition catalogue, Florence 2002.


This panel represents one of the most significant examples of the mature production of Puligo, a painter trained in the workshop of Ridolfo del Ghirlandaio and deeply influenced by the art of Andrea del Sarto, with whom he shared a close friendship. Initially attributed to Sarto himself, the painting was traced back to Puligo’s late style by Freedberg and subsequently included in the artist’s catalogue by Elena Capretti.


The composition, intended for private devotion, displays the typical characteristics of the artist’s language: elongated yet soft figures, deep and sculptural drapery, and a delicate use of Leonardesque sfumato, which envelops the forms in a soft, diffused light. The full face of the Virgin, framed by soft and weightless hair, and the pathetic yet composed pose of the Child reveal that attention to «affetti» (affections) and the «moti dell’animo» (motions of the soul) characteristic of Florentine painting in the early decades of the Cinquecento.


Close comparisons can be found in the Madonna and Child with Saint John the Baptist at the Alte Pinakothek in Munich and in the autograph variant in the Galleria Palatina of the Palazzo Pitti. The interior setting, with a window opening onto a «maniera» landscape and a knotted drape on the opposite side, also recalls solutions adopted by the artist in his portraits. The work fits fully within the early 16th-century Florentine tradition, showing a balance between the classical harmony of Andrea del Sarto and a more modern sensibility, attentive to the new inventions of Jacopo Pontormo and Rosso Fiorentino.

DOMENICO DEGLI UBALDINI DETTO IL PULIGO